Con la Strategia europea di luglio scorso l’UE alza l’asticella per la transizione sostenibile. Il nemico da combattere è il greenwashing, l’ecologismo di facciata. L’obiettivo delle misure è chiaro: adottare i principi Esg per una sostenibilità a 360° spingendo sui prodotti finanziari sostenibili. Con le stesse regole in tutta l’UE. Il punto di partenza è la tassonomia, ovvero la classificazione delle attività economiche sostenibili che guiderà le scelte di investitori e imprese. Bruxelles propone poi uno standard di riferimento volontario per le obbligazioni verdi (green bond). La misura consentirà di raccogliere con più facilità finanziamenti per investimenti a favore della tutela dell’ambiente. Una sorta di “bollino di garanzia” per guidare le scelte degli investitori. Il greenwashing è la maggiore criticità del processo di transizione verso la sostenibilità. In questo contesto standard comuni per regolamentare la finanza sostenibile e gestire l’accesso agli strumenti finanziari orientati alla sostenibilità è un passo significativo. Tra le questioni aperte le maggiori perplessità riguardano la tassonomia. La classificazione non è sufficientemente chiara e l’inclusione di gas e nucleare riflette un approccio più politico che scientifico. Un altro aspetto riguarda il marchio di sostenibilità: occorrerà fare molta attenzione a non creare distorsioni di mercato.