Nei prossimi anni i grandi centri urbani saranno sempre più protagonisti della transizione ecologica. Le città rappresentano il luogo privilegiato dove vivere: le cause sono da ricercare nella disponibilità di lavoro, nella presenza di infrastrutture per la mobilità e nella vicinanza ai servizi.

Sono proprio questi gli aspetti in cui molte realtà investono, per migliorare le proprie performance ambientali e migliorare la qualità di vita dei cittadini.

Il nuovo rapporto pubblicato a novembre da Legambiente e Ambiente Italia è stato realizzato suddividendo il territorio della penisola in 105 aree geografiche all’incirca corrispondenti alle attuali province, con la sola differenza delle città metropolitane che sono state ulteriormente frazionate.

Nell’analisi dell’ecosistema urbano sono stati presi principalmente in considerazione: la qualità dell’aria, la qualità dell’acqua, la gestione dei rifiuti e quanto si stia incentivando la mobilità pubblica. Il tutto riassunto in un punteggio da 1 a 100.

La fotografia scattata dai due enti non risulta particolarmente positiva. Anzi, si presenta peggioramento delle voci relative al trasporto pubblico, ai livelli di smog e alle perdite della rete idrica, rispetto al 2020.

L’unico capoluogo di provincia che supera la soglia di 80 punti è Trento, seguono poi (con punteggio inferiore a 80) Reggio Emilia, Mantova e Cosenza. Nonostante la situazione generale non sia migliorata, è però interessante notare come comunque si trovino esempi virtuosi in tutto il Paese.

In tema di mobilità Milano si classifica prima per offerta di trasporto pubblico, mentre Macerata è il centro con la minore dispersione d’acqua. Cuneo è la città con il più alto numero di alberi su suolo pubblico, L’Aquila quella con minor concentrazione di polveri sottili nell’aria, mentre Brindisi e Matera sono ai vertici per quanto riguarda, rispettivamente, l’uso efficiente del suolo e gli spazi appositamente riservati alle aree verdi.