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Plastica che evapora al Sole: una nuova invenzione che apre le prospettive a un futuro “plastic free”.

Uno dei maggiori problemi a livello ambientale è quello dei massicci accumuli di rifiuti di plastica. Sono ormai anni che il mondo è entrato in guerra con la plastica: gli accumuli minacciano l’ambiente devastando interi ecosistemi e per questo molti governi stanno correndo ai ripari.
Sono più di 300 milioni le tonnellate di rifiuti di plastica attualmente prodotti all’anno, secondo le stime delle Nazioni Unite. Per questo secondo gli scienziati ci troviamo a un “punto di non ritorno” per quanto riguarda il danno ambientale.
Le alternative, ormai, iniziano ad affacciarsi con soluzioni sempre più innovative. Adesso una nuova invenzione promette di dare una svolta decisiva alla lotta contro i materiali non biodegradabili.
Un team di scienziati ha inventato un nuovo tipo di plastica che evapora, ovvero si degrada quando esposta alla luce del sole e all’aria.
I ricercatori dell’Università di Scienze e Tecnologia di Huazhong a Wuhan, in Cina, hanno ammesso di aver fatto questa invenzione straordinaria “per caso”, mentre stavano lavorando a un materiale plastico che cambia colore, infatti, si sono resi conto che si degradava dopo una settimana di esposizione all’aria e alla luce.
Questo tipo di plastica assomiglia a una sorta di pellicola, per questo il co-autore dello studio Liang Luo pensa che la sua applicazione principale potrebbe essere nei telefoni cellulari e nei dispositivi elettronici.
Anche se non è ancora un sostituto valido per gli oggetti di uso quotidiano come le bottiglie di plastica e le borse della spesa, la nuova plastica degradabile potrebbe contribuire a ridurre l’uso della plastiche sottili, come le pellicole, dando il suo contributo alla diminuzione dei rifiuti.
L’obiettivo, però, è ancora molto lontano e potrebbero passare anni prima di vedere le applicazioni pratiche di questa straordinaria invenzione.
Come hanno spiegato gli scienziati al blog scientifico PNAS, il team rassicura: “continueremo a studiarne gli effetti e i possibili impieghi, per un futuro realmente plastic free“.

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