Moda etica: il buon cambiamento dell’industria del fashion

Quella della moda, è la seconda industria più inquinante al mondo, allo stato attuale, il settore cerca di soddisfare le richieste dei propri clienti, utilizzando processi di produzione che inquinano l’ambiente. L’obiettivo è quello di riplasmare la filiera per renderla più sostenibile.

In molti sono convinti che, in un periodo storico in cui la salvaguardia del nostro pianeta si è fatta critica, il settore della moda debba sottoporsi ad un intenso processo di trasformazione, volto alla tutela delle persone e dell’ambiente. È quindi importantissimo iniziare a familiarizzare con la cosiddetta moda etica, che cerca di cambiare la nostra vita e abbracciare nuove regole.
Moda etica e sostenibile non sono la stessa cosa: nel caso della moda sostenibile, i marchi si concentrano sulla cura dell’ambiente, riducendo l’impatto negativo ad opera dell’uomo sulla natura che lo circonda. I passaggi, sono numerosi: dalla realizzazione del filato alla tintura, toccando il finissaggio e infine lo smaltimento del capo a fine vita. Impegno che molto spesso non viene concretizzato.

La moda etica, è invece quella che sceglie di dare importanza a chi è coinvolto nel processo di lavorazione di un capo. Istintivamente ci verrebbe da pensare solo a chi fisicamente taglia e cuce i vestiti, ma il percorso che porta i capi nei negozi è decisamente più lungo e complesso. Prima di diventare un abito, il tessuto è infatti stato filato, e ancora prima c’è stata la raccolta le materie prime. Tutto ciò che serve per portare avanti uno dei mercati più importanti nell’economia. È vitale verificare che tutti gli attori coinvolti in ogni fase della filiera produttiva vengano retribuiti in modo equo e che lavorino in condizioni dignitose. Il concetto può essere esteso per alcune aziende leader del settore anche agli animali eventualmente coinvolti, come i bachi da seta o le pecore per la lana.

Una delle maggiori minacce per la moda etica è l’increscioso fenomeno della fast fashion. Questo termine si riferisce alla tendenza di ricreare la moda da passerella, utilizzando però materiali low-cost e ritmi produttivi elevatissimi, sottovalutando il problema ambientale e allo stesso tempo quello etico. Dal punto di vista ambientale, i dati sono impressionanti, oltre il 20% dell’inquinamento delle acque è dovuto al settore della moda. Si stima che ogni secondo venga buttato l’equivalente di un camion pieno di vestiti, e che meno dell’1% del materiale usato venga riciclato.
Per garantire una moda focalizzata sull’etica e sulla responsabilità, alle aziende della moda è richiesto un certo livello di trasparenza, assicurato per il momento da ispezioni condotte dagli stessi marchi. Online e attraverso apposite etichette sui capi, sono poi a disposizione dei consumatori tutte le informazioni sul prodotto finito, permettendo loro di poter eseguire degli acquisti etici ed oculati.

Nel panorama moderno, sono molti i marchi e gli stabilimenti produttivi che hanno deciso di aderire a questo approccio rivoluzionario, anche giganti internazionali dell’industria del fashion (tra cui Adidas a Valentino, passando per H&M, Nike, Puma, Mango, Levi’s, Benetton e Zara) si stanno impegnando a percorrere una strada più etica e sostenibile.

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