È uno dei dati di Censis-Ital Communications sulle Agenzie di comunicazione in Italia. Un report che sottolinea gli squilibri fra web (che ha aperto un flusso di informazioni enorme) e l’emergenza Covid (che si nutre dell’attivismo degli utenti e delle condivisioni di notizie, informazioni e immagini non verificate). Secondo l’Osservatorio il social più utilizzato per avere informazioni è Facebook con 14,5 milioni di italiani (di cui il 41,2% sono laureati e il 39,5% hanno dai 30 ai 44 anni). C’è anche un 12,6% che acquisisce informazioni su Youtube (18% di questi sono i giovani) e un 3% su Twitter. Uno scenario dove sono i social a rappresentare l’unica fonte di informazione è uno scenario preoccupante. Il rischio è quello di rifugiarsi in una sorta di spazio chiuso in cui si apprenderebbero notizie solo sulla base delle proprie tendenze. Quesro è il fenomeno “echo chambers” (peggiorato dall’avvento della pandemia), un effetto a cui sono esposti tutti, dalla generazione Z ai più anziani. In un contesto del genere ci si potrebbe difendere sui social solo tramite maggiori competenze personali e spirito critico.